Una nuova educazione. Zamagni parla del futuro della formazione professionale nell'era della digitalizzazione

Una nuova educazione. Zamagni parla del futuro della formazione professionale nell'era della digitalizzazione

Dicembre 28, 2019 - 10:40
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Lo scorso 19 dicembre era ospite dello Iuffp l'economista italiano Stefano Zamagni, che ha parlato del cambio di paradigma necessario oggi nell'ambito della formazione professionale.

Il mondo del lavoro cambia (per usare un eufemismo) e la formazione professionale come può adeguarsi a questi cambiamenti? A parlarne, lo scorso 19 dicembre, ospite dell'Istituto universitario federale per la formazione professionale (Iuffp) c'era il professor Stefano Zamagni, economista italiano, docente di economia all'Università di Bologna, Presidente della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, il "maestro" di Romano Prodi. "Transizione digitale e formazione professionale: verso la new education", era il titolo dato alla conferenza, introdotta e moderata dall'economista e docente Supsi Amalia Mirante. 
 
La "nuova educazione" auspicata da Zamagni si rende necessaria, ha spiegato l'accademico italiano, in quanto il modello taylorista, quello della catena di montaggio, che ha retto le sorti economiche del '900, per cui era pensato, è supreato. Il modello che si fa strada oggi, a partire dagli Stati Uniti (i primi ad adottare il taylorismo e, pragmaticamente, i primi ora ad abbandonarlo, ha osservato Zamagni), è quello "olocratico", ovvero della redistribuzione del potere all'interno dell'azienda, contrapposto a quello della catena di montaggio, basata su una gerarchia ferrea, dove il capo ha sempre ragione e i lavoratori devono essere trattati alla stregua di "bovini" (così diceva Taylor, ha fatto osservare Zamagni). Un modello, quello della catena di montaggio, che non presupponeva che i lavoratori dovessero pensare. 
 
Non è più così oggi, ha osservato Zamagni. In seguito alla terza e alla quarta rivoluzione industriale il fattore strategico di sviluppo non sono più le materie prime, ma la conoscenza, in particolare la conoscenza non codificata, acquisibile solo attraverso la pratica, l'unione della conoscenza con l'azione: il momento di acquisizione della conoscenza va di pari passo con il momento dell’azione. Un modello diverso che presuppone anche una formazione diversa secondo Zamagni. Non più una formazione professionale, ma un educazione professionale, in grado di far apprendere le capacità che oggi fanno la differenza. Capacità che sono, ha spiegato Zamagni, la creatività (ogni lavoratore deve poter dire la sua sul processo produttivo, contribuendo a migliorarlo, ma anche traendo maggior realizzazione intellettuale), le "relation skills" (poiché si lavora sempre più in team), l'approccio "feed-foward" e la capacità di prendere decisioni (e non scelte, che presuppongono la conoscenza delle caratteristiche delle varie opzioni. Al contrario le decisioni vengono prese conoscendo poco delle opzioni. La “saggezza”, e non la razionalità”, serve per prendere decisioni). 
 
Una cambiamento di approccio, dalla formazione all'educazione, che secondo Zamagni sarà necessario anche per garantire il futuro professionale di coloro che oggi operano nel campo della formazione. In futuro la formazione (intesa come trasmissione di concetti) potrà essere affidata a macchine intelligenti, mentre l'educazione no. Citando Goete, ha detto Zamagni, “si impara solo ciò che si ama e il primo ruolo dell’educatore è fare amare la propria materia".