Uni di Friburgo: studenti censurati?

Uni di Friburgo: studenti censurati?

Aprile 24, 2017 - 06:13

Notizia poco ripresa in Ticino, l'università di Friburgo pare stia censurando l'accesso internet degli studenti. «Access to the web page you were trying to visit has been blocked in accordance with UniFr policy».

L’Uni di Friburgo* censura siti di biciclette?
Siti vietatissimi! Tipo quel sito di biciclette che scrive per sbaglio “lust” (voglia, piacere) invece di “Luft” (aria) e che vende “Montageständer” (che significa sì “sostegno per il montaggio”, ma può anche essere travisato visto che Ständer è segnalato come parola volgare: “avercelo duro”): bloccato dal nuovo firewall americano! Un paio di domande ce le possiamo porre.
Per darvi un altro esempio: è stato perfino bloccato il sito freespech.com, il cui unico contenuto era un video in cui Ted Cruz parlava della libertà su internet… La storia recente ci informa di tentativi fatti anche in altre università. Anche a Zurigo avevano provato a censurare, ma dopo aver classificato il blog per questioni femminili “MamaBlog” del Tagesanzeiger come sito porno hanno dovuto ricredersi e hanno censurato la censura.
 
Gli uffici informatici e la Santa Inquisizione
A domanda degli studenti, i webmaster hanno risposto stizziti: ma che censura! Abbiamo “solo aggiornato il firewall”. E il rettorato nel 2015 lo aveva scritto urbi et orbi: “abbiamo installato un firewall di ultima generazione” per bloccare alcuni malware e alcuni siti “contaminati”. Ovvero si tratta di sicurezza, dicono, proprio a favore degli studenti!
D’altronde la censura consiste proprio in questo: bloccare le informazioni in modo tale che non siano dannose. Ma dannose per chi? Chiaro: dannose per il potere. La storia ha conosciuto varie forme di censura, ma mai una volta che sia stata una censura per bloccare chi abusa della sua posizione dominante. Si censura sempre ciò che arriva dal basso.
D’altronde la Santa Inquisizione non usava un approccio molto diverso quando tagliava via dai libri le parti scabrose, o anche solo quelle che riguardavano un'idea diversa di concepire il mondo (leggere “il formaggio e i vermi” dell’importante storico italiano Ginzburg per approfondire questo tema).
 
Come censurare?
Se sei all’Uni perché è l’unica rete a banda larga che hai (e che paghi attraverso la retta scolastica) allora devi accettare che la tua paletta di siti internet utilizzabili sia ristretta. Stessa cosa se usi il VPN. Alcune informazioni in più le trovate su: www.stop-zensur.ch. È ben spiegato che il rettorato ha acconsentito l’acquisto di un prodotto americano (Palo Alto) che serve a “tutelare” l’utenza da queste cose: hacker, anonimizzatori, porno, violazioni del copyright, estremismo. Il firewall inoltre si registra tutta una serie di dati del navigatore.
Fighissimo, mi direte: niente ISIS all’università di Friburgo! Peccato che vari giornalisti abbiano spiegato che i terroristi usino, ad esempio, le chat interne dei videogiochi per coordinarsi, non i siti di biciclette.
La realtà è che nella rete della censura oltre ai tonni rimangono (sempre!) incastrati anche i delfini. Il delfino, in questo caso, è la nostra libertà nel luogo della libertà per eccellenza: internet.
 
La denuncia del CCC (Chaos Computer Club) e della kriPo (kritische Politik)
Watson.ch ha riportato la notizia della censura un mesetto fa, dando parola a entrambe le parti. Da un lato il gruppo kritische Politik che sostiene siano violate la libertà di ricerca scientifica e la sfera privata. Dall’altro il rettorato condotto da una professoressa specialista in diritti umani (ma dimmi tu!) che dice bisogna tutelare la sicurezza di collaboratori e studenti.
I giuristi sono in genere critici con queste forme di censura preventiva. D’altronde, e questo fa male, il Chaos Computer Club (informatici non proprio vicini al Potere) ricorda che con il nuovo strumento di censura vengono bloccati siti internet innocui (hanno fatto un test con 10'000 siti internet). Inoltre, chiaramente, sono bloccati anche i siti che spiegano e permettono di aggirare la censura (p.e.: geti2p.net e torproject.org).
L’accusa del Club: si tratta di sorveglianza di massa, visto che Tor permette di navigare senza essere controllati non solo dallo Stato, ma pure dalle aziende private attive su internet. Strumenti usati nel mondo intero anche da giornalisti e perseguitati politici nei regimi dittatoriali. Riseup.net, molto usato anche da attivisti svizzeri è stato ad esempio censurato. Si tratta insomma di metodi tipici dell’Arabia Saudita.
 
Perché all’Uni internet deve rimanere libero
Un’università statale deve essere un’istituzione che garantisca la libertà virtuale e la neutralità della rete, ci ricordano gli attivisti. Si tratta di diritti fondamentali, non di noccioline. Sta invece oggi cominciando a prevalere un nuovo maxi-pensiero per cui le informazioni “buone” sono solo quelle dei siti internet famosi e controllati (da chi?), mentre tutto il resto sarebbe “cattivo” e potenziale di terrorismo.
Ebbene no: la democrazia si basa sulla fiducia nei confronti dei cittadini e anche della possibilità di dire “no” quando qualcuno ne abusa (ad esempio: la polizia). Senza voler troppo rivangare nel passato, ci si ricordi che al G8 di Genova non solo lo Stato italiano torturò i manifestanti, ma si è scoperto pure che lo Stato inglese aveva inviato agenti provocatori fra gli attivisti.
L’ideologia del controllo insomma non può valere a senso unico, non è possibile far passare la retorica che i cattivi sono sempre e solo i cittadini.
Non possiamo inoltre dimenticarci che il filtro virtuale è solo apparentemente razionale. Qualsiasi algoritmo risponde anche a logiche culturali: internet è e rimane lingua, quindi cultura. E noi ci stiamo completamente mettendo nelle mani del moralismo nazionalista religioso americano. La probabilità che i delfini rimangano invischiati nella rete per i tonni rasenta qui la certezza! È questa libertà?
 
 
 
 
 
* In italiano si dice Friburgo anche per la cittadina svizzera, non Friborgo! E fa niente se sul teletext o su tio scrivono ogni santa volta Friborgo... I linguisti ci spiegano che la particella “-bourg” francese o “-burg” tedesca viene tradotta in “-burgo” in italiano. Dite Strasburgo, mica Strasborgo! Non vi fidate? Guardate un po’ come si scrive Friburgo nell’art. 1 della Costituzione svizzera: Friburgo. Il nome deriva dal tedesco: fondata con Berna per mezzo di documenti falsi dai “re svizzeri” Zähringer in un momento di vacanza imperiale, il nome significa proprio “cittadina libera”. Il fatto che la “o” permanga deriva probabilmente da usi latini medievali. Info forse interessante: io provengo da Friburgo.