Uomini dello Stato che vogliono fare i mafiosi, "come in Gomorra"

Uomini dello Stato che vogliono fare i mafiosi, "come in Gomorra"

Luglio 25, 2020 - 14:17
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Il caso della Caserma di Piacenza è secondo lo scrittore e giornalista Roberto Saviano uno dei "più gravi della storia della Repubblica". "Sono diventati ciò che dovevano contrastare". 

Una città sotto "shock", storie degne di una sceneggiatura di una serie televisiva, anche se l'ambientazione, più che quella di una caserma, se fossimo nella fiction, sarebbe probabilmente la villa con piscina di un narcotrafficante. La fiction però entra in questa vicenda, nelle parole pronunciate dagli stessi protagonisti, finite in manette con accuse quali spaccio di sostanze stupefacenti, estorsione, lesioni personali e tortura. Sono gli stessi carabinieri della caserma di Piacenza, che dicevano di loro, facciamo “come in Gomorra”. Il fortunato libro del giornalista Roberto Saviano, trasposto anche in serie tv, ha fornito uno scorcio sulla criminalità organizzata, nello specifico la Camorra. Quello che doveva essere un monito, per persone incaricate di tutelare l’ordine pubblico, è diventato un simbolo di adesione convinta all’identità dei “cattivi” della storia.

A commentare i fatti della caserma di Piacenza è anche l’autore di Gomorra, Roberto Saviano, in un video pubblicato su Fanpage.it. “Gomorra quindi diventa uno specchio, in cui i criminali si stanno guardando”, spiega Roberto Saviano. “Guardano la serie, non per intrattenimento o per capire delle dinamiche, ma per diventare coloro che dovrebbero contrastare. È la prova per quanto mi riguarda che chi accusava Gomorra 'esagerata', una 'creazione di fantasia', non conoscesse la realtà, che spesso è perfino peggiore di come abbiamo provato a rappresentarla”.

I fatti della Caserma di Piacenza secondo Saviano sono fra “i più gravi della storia della Repubblica”. “Un gruppo di carabinieri infedeli che decide di organizzarsi in clan. Parte dall’hashish e dalla marijuana, arrestano illegalmente spacciatori, rubano l’hashish e la marijuana e la rivendono”. Ciò pone secondo lo scrittore una riflessione sulla legalizzazione delle droghe leggere. “Come mai i gruppi criminali iniziano sempre con le droghe leggere? Quanto cambierebbe se legalizzassero l’hashish e la marijuana? Quanta parte del crimine organizzato non farebbe il primo passo?”.

Nella gestione del sodalizio criminale si vede secondo Saviano un “comportamento mafioso”. Stando alle carte dell’inchiesta i carabinieri vedevano la droga ai capi-piazza, gli spacciatori. Gli spacciatori che non compravano la droga da loro venivano “arrestati e pestati”, o li si imponeva di pagare una percentuale sulla droga venduta. Anche la tematica dell’immigrazione viene sollevata da Saviano. Gli arrestati avevano la consapevolezza che a un immigrato “sostanzialmente si può fare ogni cosa”. Vi è poi una questione che riguarda tutto il sistema: ovvero le modalità di valutazione delle caserme in base al numero di arresti fatti. Così sono riusciti a sfuggire ai controlli dei superiori: “portavano risultati”, spiega Saviano. La caserma aveva pure ricevuto un encomio per il suo lavoro nel 2018. “Questo deve cambiare”. E poi i possibili (probabili) legami con le organizzazioni mafiose. "È pensabile che in una città dove viene arrestato il presidente del consiglio comunale Giuseppe Caruso per 'ndrangheta, qualcuno potesse creare un gruppo narcotrafficante senza interloquire con la 'ndrangheta?", si chiede Saviano.