Vent'anni fa a Genova manifestava un "Altro mondo possibile". Ma oggi c'è una sola autocritica

Vent'anni fa a Genova manifestava un "Altro mondo possibile". Ma oggi c'è una sola autocritica

Luglio 20, 2021 - 20:08
Posted in:

Martedì 20 luglio 2021. In questo giorno è nato, nel 356 a.C, il condottiero macedone Alessandro Magno. Il 20 luglio, del 1303, ha dato i natali anche a Francesco Petrarca, come pure, nel 1947, al chitarrista Carlos Santana.

Oggi, soprattutto, è stato ricordato l’anniversario dei 20 anni della violenta repressione delle proteste altermondialiste in occasione del G8 di Genova del 2001. Alle 17.27 Carlo Giuliani, un giovane manifestante presente in quei giorni a Genova, viene raggiunto al volto dal proiettile esploso da un carabiniere e muore poco dopo. 

Questo ventesimo dei fatti del G8 di Genova in Ticino è stato trattato già da alcune settimane dai media ticinesi (per certi versi il 20esimo del G8 di Genova è mediaticamente più sentito in Ticino che in Italia): in queste settimane abbiamo visto libri e interviste su la Regione, articoli sul settimanale della Migros “Azione” della giornalista del Corriere del Ticino Romina Borla e dulcis in fundo nelle ultime 24 ore su Ticinonews l’intervista al papà di Carlo Giuliani, vittima in quelle manifestazioni contro il G8.

Sembrerebbe che tutti abbiano un gran bisogno di ricordare quella pagina triste per la democrazia, non solo italiana ma europea; tuttavia tanto per dar ragione al buon Bauman e alla sua “società liquida”, questo anniversario viene ricordato sui media con un’importante decontestualizzazione da chi non c’era o era marginale (e dunque non potrebbe far tanto diversamente) parlando e scrivendo della “macelleria messicana”, come dell’omicidio di Carlo Giuliani (impunito: il carabiniere è a piede libero e nessuno nel mainstream informativo si pone qualche domanda).

La Genova del luglio 2001 è un fotogramma, una fotografia, di un film iniziato a Seattle (ma in realtà molto prima), che passa dalle assemblee, dalle conferenze e dalle tante discussioni di Porto Allegre, arrivando nella Göteborg della socialdemocrazia svedese, per poi passare anche dalla Nizza francese di Jospin, e si conclude nell’autunno 2002 alla Fortezza da Basso di Firenze.

Sui fatti di Genova ci sono due livelli di lettura, sicuramente interconnessi, ma con delle specificità proprie. Il primo livello è quello che da Vittorio Agnoletto, portavoce del Social Forum di Genova (e non presidente, come erroneamente viene presentato dalla radio della Svizzera Italiana), va a tutta la sinistra della Penisola. È quello della mano violenta della polizia, di apparati militari (i carabinieri sono un’entità militare), del ruolo che hanno giocato i servizi segreti (ad esempio a farci dimenticare gli incidenti stradali avvenuti sulla riviera ponente della Liguria) e di una politica istituzionale che farà molta fatica a fare i conti con le responsabilità di pezzi dell’apparato dello Stato.

Il secondo livello è quello molto meno raccontato, molto meno approfondito, ma che ci fa ben capire che l’Italia non era, in quell’estate del 2001, la “Repubblica delle Banane”, ma semplicemente l’avamposto di una repressione feroce contro chi non si piegava al pensiero unico. Ricordiamocelo: alla Scuola Diaz e alla Caserma di Bolzaneto non c’erano solo cittadini italiani, ma anche francesi, tedeschi, olandesi, ecc. e alcuni di loro alla Bolzaneto sono stati brutalmente torturati dalla polizia italiana (guidata dal quell'uomo che non aveva un briciolo di coscienza di cosa siano i diritti democratici di nome Gianni De Gennaro). E non è che l’ambasciata inglese a Roma (la Gran Bretagna era guidata dal socialdemocratico Tony Blair), o l’ambasciata tedesca (la Germania era guidata dal Spd Gerhard Schröder), o l’ambasciata francese (la Francia aveva come primo ministro il socialista Lionel Jospin), si siano attivate per chiedere spiegazioni a quell’ex democristiano ligure, passato a Forza Italia, allora ministro degli Interni, di nome Claudio Scajola, per chiedergli spiegazioni e fare pressioni politiche e diplomatiche affinché i propri cittadini avessero il trattamento che uno Stato di diritto prevede. È pura miopia politica e storica inquadrare la “macelleria messicana” (che tutti i media ticinesi in questi giorni hanno citato, senza mai citare il “macellaio”, alias Gianni De Gennaro) come un’operazione fatta da uno dei pochi governi in Europa guidati dalla destra (in quel momento a Palazzo Chigi c’è Silvio Berlusconi) e non vedere invece un disegno molto più ampio, perlomeno su scala continentale, se non su scala di tutto il mondo occidentale (a Göteborg, nella socialdemocratica Svezia, qualche settimana prima di Genova, non è che filò tutto liscio, e non è che i manifestanti furono trattati con i guanti di velluto!). Il secondo livello di lettura di quello che è successo a Genova e altrove interroga profondamente "l’impermeabilità” fra quella sinistra laica e cattolica in piazza, che voleva un “Altro Mondo”, e la socialdemocrazia al potere in quasi tutta Europa (in quel momento solo Spagna e Italia non avevano un governo di centro-sinistra).

Non si fa un’operazione di tortura di Stato come quella che è stata fatta alla caserma di Bolzaneto, senza la complicità della maggioranza delle cancellerie europee (che appunto erano guidate dai socialdemocratici). Ma anche in l’Italia (e nessuno pensi che è nostra intenzione difendere Berlusconi e simpatizzare per il suo operato), va tenuto in considerazione che il Governo Berlusconi era arrivato appena ad aprile a Palazzo Chigi e un summit come quello del g8 viene preparato con almeno un anno di anticipo. E chi c’era al Governo in Italia un anno prima di Genova? Il “dottor sottile”, alias Giuliano Amato, l’eminenza grigia del carxismo (ma rappresentante di quella parte di craxismo tanto amata dai diessini come D’Alema e il filo-sionista Fassino, che hanno “buttato a mare” i socialisti Claudio Martelli, Giorgio Ruffolo, Carlo Ripa di Meana, ma si sono tenuti stretti l’architetto delle strategie craxiane, ossia il “dottor sottile”). È Silvio Berlusconi o il suo ministro degli interni Scajola a nominare il “macellaio” Gianni De Gennaro ai vertici della Polizia di Stato italiana? No. È stato il governo ’98-2000 guidato dal premier Massimo D’Alema a dargli l’incarico di vicario (anticamera alla massima carica). Gli uomini che preparano il G8 di Genova (in mezzo al mare) sono tutti esponenti del centro-sinistra o persone nominate dal centro-sinistra. 

Il fatto che oggi giorno in Ticino tutti ricordino l’anniversario dei 20 anni di quella contestazione, la morte di Carlo Giuliani, l'obbrobrio della retata della Scuola Diaz e delle torture della caserma di Bolzaneto, senza però mai citare un nome che sia un nome dei responsabili, senza contestualizzare che prima di Genova tutte le manifestazioni fatte in Europa dal movimento altermondialista erano stata violentemente represse dalle polizie di altri Stati, senza ricordare che al Governo non c’erano partiti populisti di destra, ma una socialdemocrazia che aveva sostituito il “sol dell’avvenire” con l’ideologia dei vari Hayek e Friedman, è un modo, dal nostro modesto punto di vista, di “raccontare il passato in modo liquido”. E non può essere dimenticato che meno di due mesi dopo a Genova 2001 c’è l’11 settembre delle Torri Gemelle, che disorienterà tutto il mondo e anche quel movimento (ma non lo piega, tanto che lo stesso movimento sarà molto attivo fra il 2002 e il 2003 contro la seconda Guerra del Golfo). Ma va anche detto che siamo ancora abbastanza lontani, in qui giorni di luglio genovese, dal fallimento della Lehman Brothers! 

Noi siamo una testata molto piccola, che ha un ruolo marginale in questo Cantone, ma a quei media molto più importanti di noi (Rsi, laRegione, CdT, …, ma anche l’Azione) ci permettiamo di far presente che non è tanto interessante in questo momento, a 20 anni di distanza, intervistare Giuliano Giuliani, papà di Carlo, piuttosto che Vittorio Agnoletto, ma invece Giuliano Amato, Lionel Jospin, Gerhard Schröder, Tony Blair, Massimo D’Alema (e i suoi “magnifici” consulenti quando era al Governo, come Nicola Rossi, Velardi, Rondolino, ma anche Gianni Cuperlo). E chiedere a loro, non solo come hanno vissuto il G8 di Genova sulla nave leggermente al largo dal porto, ma di come loro, con la loro “impermeabilità”, nel non voler ascoltare e recepire nulla di chi era in piazza, abbiano segnato non solo l’avanzata di partiti di destra populista, ma anche la totale distruzione dei loro partiti. Il partito socialista francese di Lionel Jospin è un “cadavere” senza prospettive, che può aggiudicarsi qualche elezione amministrativa, ma nei prossimi dieci anni sicuramente non riuscirà a conquistare l’Eliseo, l’Spd di Gerhard Schröder si è ridotto ad essere un “partito stampella” della Cdu e nel prossimo settembre sarà per la prima volta battuto dai Verdi al Bundestag e il Labour Party inglese ha lasciato campo libero a Downing Street a quel “pazzoide” trumpiano di Boris Johnson. Le testate molto più grandi di noi che hanno collaboratori, inviati e corrispondenti in varie parti del mondo, a differenza di Ticinotoday, potevano andare a interpellare questi signori, e chiedergli se non gli faccia schifo essere stati con le loro illusioni e strategie i “becchini” di quella sinistra europea nata dal movimento operaio più di cento anni fa. 

Il vero scoop giornalistico di questa estate sarebbe stato avere un’intervista Jospin, o a Schröder, o ad Amato, in cui uno di loro avesse fatto una seria e approfondita autocritica. Perché questi signori da vent’anni hanno lasciato soltanto macerie, ideologiche, programmatiche, ma anche etiche, e sono loro i diretti responsabili dell’ascesa del populismo di destra. A Capalbio sotto questo sole di luglio 2021 magari il “dottor sottile” o il “baffetto di Gallipoli” avrebbero potuto fare un po’ di autocritica. 

Noi tutto questo non possiamo offrirvelo per la limitatezza dei nostri mezzi e oggi ricordiamo Genova riproponendovi una nostra intervista a Vittorio Agnoletto di qualche anno fa (per la precisione il 26 luglio del 2017) per commentare l’unica autocritica, per il momento, che in tutti questi anni si è potuta leggere, ovvero quella di Franco Gabrielli, allora neo-capo della Polizia di Stato italiana, che nell’estate di quattro anni fa criticò in modo convinto, dalla pagine di Repubblica, l’operato della polizia a Genova nel 2001. Oggi Gabrielli è stato chiamato da Mario Draghi a Palazzo Chigi e di questo nuovo governo italiano forse è l’unica nomina interessante.