Verso il 3 novembre. Le elezioni Usa viste dal Ticino

Verso il 3 novembre. Le elezioni Usa viste dal Ticino

Agosto 26, 2020 - 23:22
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Con le convention democratiche e repubblicane ormai alle spalle, si avvicina la data del 3 novembre, in cui sapremo chi guiderà la prima potenza mondiale nei prossimi 4 anni. Abbiamo chiesto un commento sul voto statunitense a tre ticinesi…

Negli Stati Uniti si accende la corsa per le elezioni presidenziali negli Usa. Il prossimo 3 novembre sapremo se il repubblicano Donald Trump sarà riconfermato alla Casa Bianca per un ulteriore mandato, o se invece sarà il democratico Joe Biden a guidare la prima potenza mondiale per i prossimi quattro anni. I due contendenti sono appena passatii dalle rispettive convention, svoltesi in forma molto limitata a causa del covid.

I sondaggi continuano a dare in vantaggio il democratico Joe Biden (alcuni hanno addirittura indicato una “forchetta” del 10% fra i due). Ora Trump sembrerebbe in lieve recupero, ma sempre dietro a Biden.

Una corsa, quella che delle presidenziali Usa, che anche dal Ticino si osserva. Abbiamo chiesto ad alcuni interlocutori le loro impressioni in vista del voto, partendo proprio dal vantaggio (secondo i sondaggi) di Biden.

Secondo Tiziana Mona, già giornalista Rsi, esponente socialista, e conoscitrice degli Usa, “il margine di Biden non è buono. In genere dopo una convention, anche se questa è stata molto diversa dal solito, i dati del candidato migliorano di un paio di punti, perché riesce a raggiungere ulteriori elettori”. Cosa che per ora non si è vista.

Anche secondo il giornalista Alfonso Tuor la vittoria di Biden a novembre non è da dare per scontata. “Joe Biden oggi è in avanti, ma ci sono ancora due mesi in cui la campagna elettorale potrebbe cambiare e Trump potrebbe recuperare il distacco”.

Alain Bühler, presidente della sezione di Lugano dell’Udc, osserva che “è strano che un presidente uscente parta così perdente. In genere con quattro anni di presidenza alle spalle non ci si dovrebbe trovare nella situazione in cui si trova Trump. Vi sono però ancora due mesi di campagna elettorale. Trump nel 2016 era riuscito a strappare per il rotto della cuffia alcuni Stati ai democratici, bisognerà vedere se si ripeterà”.

Probabilmente sarà nuovamente in questi Stati chiave che si giocherà la partita. “Guardando a quattro anni fa sappiamo che Hillary Clinton ha avuto due milioni e mezzo, se non tre, di voti in più di Trump”, osserva Tiziana Mona. “Trump ha vinto per un pugno di voti, ma ciò è previsto dal sistema statunitense, che privilegia il ruolo degli Stati. Negli ultimi quattro anni hanno fatto ancora dei cambiamenti riguardanti la ripartizione delle contee, a beneficio dei repubblicani. Non conta tanto il risultato del voto popolare, ma le dinamiche determinate da questa strana struttura del voto”. 

La partita sembra ancora essere aperta. Quali fattori potranno incidere nel decretare il vincitore della campagna elettorale. Secondo Alfonso Tuor “la sconfitta di Trump è il covid. Per Biden è ancora difficile dire. Oggi sta giocando di rimessa, sperando in una sorta di "referendum" contro Trump”.

Oltre al covid, gli Stati Uniti hanno visto negli ultimi mesi anche una situazione molto tesa sul fronte delle manifestazioni del movimento Black Lives Matter, infuocati dopo l’uccisione di George Floyd a Minneapolis. Manifestazioni le cui “immagini vengono riportate di continuo sugli schermi, di Fox News (la più pro Trump fra le grandi reti, ndr), ma non solo”, osserva Tiziana Mona. “Ed ecco che alla convention repubblicana si sostiene  che Trump è l'unico che in grado di garantire sicurezza e protezione”. `In realtà, prosegue Tiziana Mona, “quelle di Black Lives Matter sono state delle manifestazioni pacifiche, dove migliaia di persone manifestano pacificamente. Poi dei gruppetti, i "black bloc" che conosciamo anche da noi, operano dei saccheggi ed è quelli su la destra americana punta, facendo vedere le loro immagini”. 

Un altro aspetto che potrebbe incidere per Biden è anche quello della scelta del candidato vicepresidente, ricaduta su Kamala Harris, senatrice californiana, 55 anni, la prima donna di colore e la prima persona di origine indiana ad essere candidata per questa posizione. “Una scelta probabilmente azzeccata, anche se mi è difficile valutare che influenza avrà”, ci dice Alfonso Tuor., visto che “è una donna, rappresentante delle minoranze”. “Credo che è la scelta che si imponeva”, ci dice Tiziana Mona, “è una donna, di colore, con una bella esperienza politica alle spalle, dell'età giusta, ma anche situata al centro del partito democratico”.

Un altro dei nomi che circolavano per la vicepresidenza era quella di Elizabeth Warren, contendente di Biden (come la stessa Harris) alle primarie, molto profilata sulla critica ai colossi della tecnologia come Google, Facebook, Amazon, … .  Warren però forse rischiava di profilare il “ticket” tropo a sinistra. "Il rischio, e non a caso è uno dei temi su cui la campagna di Trump sta puntando, era quella di dare l'immagine di un'amministrazione di sinistra, che negli Stati Uniti non è ancora una parola sdoganata”, ci deice Alfonso Tuor. “A mio avviso Elizabeth Warren poteva portare voti de giovani, ma spaventava altri”. Niente vicepresidenza, ma probabilmente è ancora presto per dire che la Warren è uscita di scena. Magari per lei ci sarebbe comunque un ruolo in un eventuale amministrazione Biden. “Penso di sì. Posso supporre che gli sia già stato promesso”, dice Tuor.

Anche la questione dell’età di Warren probabilmente ha inciso nella scelta, osserva Mona: 71 anni, con un candidato presidente che ne ha 77.

“Un altro aspetto che potrebbe pesare”, prosegue Tiziana Mona, "è quanto ha sollevato Michelle Obama nel suo discorso alla convention democratica, lanciando un appello a votare. È importante che soprattuto i rappresentanti delle minoranze vadano a registrarsi e a votare. Per una vittoria di Biden credo sarà decisiva la mobilitazione degli elettori e degli elettrici. Sarà questa la chiave di volta”. "Non a caso ora Trump sta operando una campagna contro il voto di concorrenza, continuando a dire che il voto per corrispondenza è una manipolazione e che i voti per corrispondenza non sarebbero stati consegnati per tempo. Fortunatamente il direttore delle Poste statunitensi ha bloccato la sua manovra, assicurando che faranno il loro lavoro. 

Oltre ai pronostici e alle analisi, abbiamo diamo spazio anche a qualche considerazione più personale. Per Mona “Trump è una disgrazia per tutti. Ho recentemente sentito l'intervento di Kimberly Guilfoyle, che è consulente per la campagna di Trump, alla convention repubblicana. Da pelle d'oca. Un discorso di un fanatico ed un estremo impressionante. Con dei toni messianici. Sembra di ascoltare un discorso di Hitler”.

“Non parteggio per nessuno per i due presidenti”, ci dece Bühler. “In entrambi i casi saranno o sono stati rappresentati di amministrazione che porta avanti una politica imperialista e credono di poter dettare le regole. Non condivido una simile politica e la Svizzera l'ha anche subita in passato”, come per il segreto bancario. Per quanto riguarda l’operato di Trump, prosegue Bühler, “sotto certi aspetti posso anche condividere, nell’idea di fondo parecchie delle sue politiche, ma non avrei trattato certi eventi nel modo che ha fatto. Non riesco a capire se è poco furbo o è stato mal consigliato su certi aspetti. L'ultimo è quello della vicenda di George Floyd e delle proteste di Black Lives Matter. Avrebbe potuto gestirla in una maniera differente, senza arrivare a una simile escalation”. In ongi caso "eletto Biden o Trump certe politiche statunitensi continueranno".